Ieri notte, dopo un passaggio sui vari telegiornali del giorno, in cui lei, giudice Caselli, si lamentava delle contestazioni nei suoi confronti, arrivando addirittura a darci degli stupratori o camorristi (eppure lei, noto giudice antimafia dovrebbe sapere la differenza), dicevamo, lei faceva la sua apparizione nel programma di Gigi Marzullo, ed in fretta portava la trasmissione, calzata a pennello per l’occasione, su un piano che la potesse aiutare a riabilitarsi agli occhi dei contestatori, e più in genere nei confronti dell’opinione pubblica, ad uscirne candidamente. Ecco, lì in un passaggio, lei parla di “questione difficile come quella No Tav”, anche se da come si è espresso, forse, più che questione difficile intendeva evidenziare il complesso modo in cui quest’opera vuole essere realizzata e “calata” sulla testa dei cittadini. Ed è in questo scenario che come Movimento No Tav contestiamo il suo operato, perché, i singoli episodi che lei, con la Procura è andato ad analizzare, non possono essere staccati dal contesto in cui sono avvenuti.
Noi tutti abbiamo negli occhi, nel cuore e nella testa la notte di Venaus tra il 5 ed il 6 dicembre 2005, quando l’infamia di un operazione di sgombero si abbatte su un centinaio di valligiani. Ci ricordiamo i nasi rotti di una mamma, un assessore con la fascia tricolare lanciata da una finestra, un anziano alpino non respirare più dalle manganellate ricevute, le corse alle ambulanze a sirene spiegate ma non fatte passare dalla polizia, il faccia a faccia con gli agenti e carabinieri, le tre giornate di resistenza fino alla ripresa del cantiere (anche in quel caso completamente inesistente e finto), ci ricordiamo gli occhi lucidi degli amici per le botte prese, come se fossero stati torturati e si portassero quel dolore anche nei giorni avanti fino a vederli sorridere poi, a tarda serata, l’8 dicembre. Pensavamo di averle viste tutte le cose peggiori in quei 2 mesi, ad esempio quando i funerali di qualche concittadino non potevano neppure transitare attraverso i posti di blocco delle forze dell’ordine. Ma anche lì, la Procura mosse pochi passi, tutti ed espressamente contro il Movimento. Le ricordiamo il processo di archiviazione per le ferite pesanti inferte al volto di Nicoletta Dosio, l’archiviazione sui fatti della notte di Venaus per non aver potuto identificari i repsonsabili tra le forze dell’ordine, ma ricordiamo anche il procedimento (che per altro va ancora avanti) contro due sindaci valsusini, rei secondo la sua procura di aver inferto lesioni al volto ad un poliziotto protetto dal proprio casco (???). Dopo di che ricordiamo quella farsa plateale, a dir poco scandalosa, dell’Osservatorio tecnico, con il presidente della Comunità Montana di allora, Antonio Ferrentino, fino a quel momento su posizioni No Tav, che si accoda e si accuccia al modello preparato ad hoc dall’architetto Mario Virano. Ricordiamo le elezioni amministrative nei paesi, l’incorporamento della Comunità Montana Bassa Valle con l’Alta Valle e con la Val Sangone, predisposto per creare difficoltà, spaccature e divisioni sul problema Tav, e che, nonostante questo, adesso abbiamo un Presidente della Comunità Montana, Sandro Plano su posizioni chiaramente No Tav. Abbiamo anche sindaci, assessori, consiglieri comunali delle liste civiche, tutti No Tav. Abbiamo messo in piedi cortei, presidi, dibattiti, iniziative, ma abbiamo anche visto una madre di famiglia con il volto spaccato dai manganelli e dalle suole degli scarponi della polizia. Ricorda Caselli? È successo due anni fa, di questi giorni, con le corse in ospedale verso Torino, anche per l’aggravarsi delle condizioni di un ragazzo colpito alla testa dai manganelli. Lì, a Coldimosso, comandava un dirigente della polizia di nome Spartaco Mortola. Le dice nulla questo nome? E la scuola Diaz di Genova neppure?
Lei parla della violenza dei No Tav, ma i nostri presidi, sono stati bruciati, ed è stato bruciato il camper del movimento, quando l’area dove si trovava era sotto il controllo delle forze dell’ordine, e sono stati usati migliaia di candelotti lacrimogeni contro la popolazione, che contenevano gas CS fuori dalla convenzione di Ginevra, e che sono stati spesso utilizzati come proiettili per colpirci. Non ha visto le fotografie? Perché a queste domande non ha cercato risposta? Perché la sua procura così celere e certosina nei nostri confronti non lo è stata e non lo è ora nel cercare anche queste verità? Perché non si indaga sui fatti sopra esposti e su chi ha ferito gravemente Yuri, ragazzo di 16 anni, che è stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo l’8 di Dicembre 2011? Perché nulla è stato fatto per dare risposte a chi presentò un referto medico in cui si evidenziava una ferita balistica d’arma da fuoco? …Perché? …Ci risponda giudice Caselli, ci risponda, vorremo saperlo…
Ed è in questo contesto che lei dimentica, non sappiamo se volontariamente o involontariamente, che si inserisce la sua azione e la sua procura. Si inserisce firmando gli arresti delle persone avvenuti nel cuore della notte, che di fatto li hanno strappati alla vita normale, al lavoro e all’affetto delle proprie famiglie, costringendoli al carcere, ben dopo sei mesi dopo i fatti, per reati cosiddetti “minori”. Lei che mette le persone dietro le sbarre, ha idea di quali sono le condizioni carcerarie in questo paese? Lenzuola negate i primi giorni, sovraffollamento, mancanze di risorse, che portano all’ora d’aria negata, alla violazione dei diritti, sacrosanti anche questi.
Per questo giudice Caselli, crediamo che il suo lamento, “molto mediatico” (sui Giornali ed in televisione non c’è rischio di contestazioni), non fa altro che farla stare dalla parte da chi la Tav la vuole, e che è disposto all’utilizzo di mezzi e modi illegali di cui che lei stesso parlava un mese fa a Presa Diretta (trasmissione di Rai3). Ci dimostri non con le parole, ma con i fatti che la Legge è uguale per tutti. Trovi i colpevoli anche dall’altra parte, renda verità e giustizia anche a noi No Tav che siamo cittadini italiani come gli altri e che come gli altri pagano le tasse ed anche il suo stipendio. Abbiamo forse meno diritti essendo contro la Torino-Lione? Lei fa politica giudice Caselli, la fa di fatto, con la sua Procura, e dunque non si stupisca che, anche chi la fa in altri modi, come noi, magari per far sopravvivere la propria terra o la propria casa, la veda poi come l’Esposito di turno, in balia del sistema, anche lei in qualche modo schierato con i poteri forti e con le lobby di uno stato, che in questo caso, ha nulla a che vedere con il bene pubblico, con la democrazia, con un paese sano e civile. In qualche modo anche lei, è come una marionetta in mano ai poteri SI TAV.
Ci dimostri che non è così.
La Redazione di La Valle Che Resiste




























