Ginetti non molla: “Un lavoro o continuerò lo sciopero della fame”
Agli arresti domiciliari ormai da tre mesi con l’accusa di aver preso parte ad alcuni scontri con le forze dell’ordine nel corso di manifestazioni No Tav in Val di Susa, Antonio Ginetti chiede di poter tornare a lavoro
Pistoia, 16 maggio 2012 – La cyclette, ferma nel soggiorno della sua casa in San Bartolomeo, non macina più i chilometri di poche settimane fa. Dopo quasi una settimana di sciopero della fame, tirando avanti solo a acqua, bibite e zucchero, Antonio Ginetti comincia ad accusare la stanchezza. Ma non molla la presa e rilancia la sua richiesta al Gip di Torino per, almeno, l’attenuazione degli arresti domiciliari. Di vivere grazie all’aiuto della compagna Anna non ne ha proprio voglia. Vuole tornare ai suoi lavoro di diffusione pubblicitaria per i teatri di Pistoia e Quarrata, e agli orti e gli uliveti che di tanto in tanto cura. “Se penso a com’è ridotto quello di famiglia…”, dice con voce commossa.
Ginetti, 61, conosciuto in città per il suo attivismo nelle file della sinistra radicale, si trova agli arresti domiciliari dal 16 febbraio, con l’accusa di aver preso parte ad alcuni scontri con le forze dell’ordine nel corso di manifestazioni No Tav in Val di Susa. “Dicono che dalle foto che hanno scattato, avrei lanciato un sasso”, spiega. Dopo il carcere, è potuto tornare alla sua casa di Pistoia. Può usare il computer, telefonare e ricevere persone. Ma non può più uscire, motivo per cui non può lavorare. E’ per questo che, dopo un paio di richieste di «alleggerimento» dei domiciliari, dal 10 maggio ha deciso di iniziare lo sciopero della fame.
“La prima istanza degli avvocati del 16 aprile — racconta mostrando le carte, circondato da qualche amico e esponenti fiorentini del movimento No Tav — è stata motivata con la ‘mancata prea di coscienza e di critica di quanto commesso’ —. Capito? Non ha scritto: presumibilmente commesso. In tal modo, il Gip non solo mi ha confermato gli arresti domiciliari, ma mi ha tolto anche il diritto a rivendicare la mia estraneità ai fatti”. La seconda richiesta, porta la data del 26 aprile.
“Chiedo soltanto — continua Ginetti — di uscire per il tempo del lavoro, non il sabato e la domenica. Io vivo soltanto del mio, grazie alla piccola ditta individuale che ho messo sù nell’86. Ma il Gip ha motivato il secondo diniego perchè il fatto di non avere nè orari nè sede di lavoro fissa rende la mia attività lavorativa incompatibile con la misura domiciliare. Così, adesso, mi trovo in grosse difficoltà economiche. Lo sciopero della fame è l’unico modo che ho per oppormi a questo accanimento repressivo. Lo farò a oltranza”, annuncia.
Articolo da ‘La Nazione’





