Alcune cose sono cambiate, altre no, non cambieranno mai!
Prendendo spunto dall’ articolo di Notav.info …
E’ passato un anno da quella incredibile giornata di resistenza che è stata il 27 giugno : il corteo Rivalta-Rivoli del 20 maggio, il tentativo di sfondamento del 23 maggio, da li la costruzione delle barricate ( Stalingrado verso il piazzale della Maddalena, Saigon verso la Clarea ), il tendone per mangiare, quello dei dibattiti, il vino dell’azienda a fianco, i concerti, le tende delle compagne e dei compagni, i referendum dei 4 sì (in particolare sull’acqua e nucleare), le parole, le assemblee, gli sguardi, le passaggiate, l’attenzione per il cimitero neolitico di fianco, mai le sigarette buttate per terra, il caffè dei nonni la notte e il pranzo delle signore durante il giorno.
Poi l’attesa delle notte, e la conferma verso le 4 : ci sono, stanno arrivando. Come immaginavamo non era una questione di una sparuta camionetta all’assalto, ma è la più grande preparazione da Genova in poi, sono forse 40 anni che in Italia non si muove una macchina militare di questo livello.
Tutti si muovono, tutti si spostano, c’è apprensione, ma con la calma di aver fatto tutto il possibile e di non voler mollare quel posto.
E’ una guerra di nervi, resistiamo sulle barricate, resistiamo in autostrada, resistiamo in via Avanà. Poi, con il disprezzo di chi non ha cuore la vita umana, la ruspa si muove, sulle testa dei compagni e delle compagne, è una vergogna, l’ennesima. Passa sulle teste, una, due, mille volte, ma le barricata resiste. Volano i primi lacrimogeni, 5 alla volta, ma la resistenza regge.
Dopo 2 ore di movimenti, e dopo aver capito che tanto anche che sotto la ruspa si sarebbero fermati, quelli e quelle sulle barricate indietreggiano, subito la polizia carica, poi la resistenza attiva per far risalire chi era sotto, altri 10, 20 minuti di lacrimogeni, sono sul piazziale, noi prendiamo il sentiero verso la Ramats.
Basta l’immagine al nostro fianco per capire cosa è stata quella giornata, un attacco militare con i gas CS, decine di intossicati, contusi dalle cariche e dai primi lacrimogeni usati come proiettili (da lì in poi per loro sarà prassi comune, come diranno i gravi ferimenti di Alessandro e Yuri). Ma la Valsusa deve uscirne sconfitta, schiacciata, come un serpente a cui tagliare la testa. Ma noi non siamo un serpente, siamo acqua, che appena provi a bloccarla da una parte, esce dall’altra.
Così dopo un anno, cantano vittoria ai giornali per un buco di 150 metri per 22 centimetri, cantano vittoria quando arrestano 30 persone e altrettante vengono colpite da vari provvedimenti, mettono in mezzo Caselli, come garante, in modo che tanti possono dire : ‘Ha combattuto la Mafia, le BR, è un’istituzione, sicuramente ha ragione lui’. Hanno distrutto parte della val Clarea, anche grazie a lui.
Ma quando noi valligiani abbiamo deciso di essere No Tav, l’abbiamo fatto perchè non abbiamo altra soluzione, perchè per noi diventerebbe invivibile, diventarebbe tutto come quella parte della Val Clarea che hanno devastato, ucciso per sempre. Se quelli sono 400 metri di opera, figurarsi cosa vorrebbe dire 50, 60 chilometri così, in mezzo alla Val di Susa. Senza oltretutto che sia iniziato mezzo lavoro, senza che sia stato spostato mezzo metro di smarino.
E noi sempre li fuori da quelli reti, a tagliarle, a fargli trovare lungo : piangono i sindacati di polizia sui giornali, pensavano di aver ‘pacificato’, che togliere 50 persone da questo movimento avrebbe fatto la differenza, denunciare, arrestare, diffamare il movimento e alcuni compontenti avrebbe posto fine alle ostilità. Non si viene in vacanza in Val Susa con la divisa, ricordatevelo bene.
Stasera dalle 19, al Presidio di Chiomonte, passeggiata verso la Clarea.
A SARA’ DURA ! NO TAV FINO ALLA VITTORIA !





