Famiglie in difficoltà l’80% non paga le bollette
in quest’articolo di Andrea Rossi su ‘La Stampa’, una visuale della realtà torinese, fra il silenzio dei politici.
Quei pochi che hanno un’auto hanno smesso di usarla e l’hanno murata in garage. Gli altri devono ricorrere a prestiti e finanziamenti per acquistare anche il più banale degli elettrodomestici. Pagano sempre in contanti, anche somme superiori ai cento euro. E ultimamente non riescono più nemmeno a saldare le bollette di luce e gas.
Poveri e morosi, un binomio sempre più frequente a Torino. Lo conferma una ricerca della Fondazione per l’ambiente Teobaldo Fenoglio, realizzata insieme con l’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, che ha indagato i consumi, le scelte e il rapporto con il denaro delle famiglie in difficoltà che si rivolgono all’ente della fondazione bancaria per ottenere un aiuto.
La fotografia è impietosa: solo il 17 per cento degli intervistati riesce a far fronte alle bollette con regolarità mentre l’83 per cento è moroso, non paga almeno un paio di bollette all’anno. Si tratta il più delle volte di donne con figli a carico. Ed è chiaro che i mancati pagamenti non dipendono da dimenticanze ma da un’effettiva impossibilità. Se proprio devono scegliere saldano le bollette di acqua, luce e gas piuttosto che quella per la raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Le famiglie povere hanno rinunciato all’automobile: appena il 35 per cento ne ha una (contro l’87 per cento della media delle famiglie), e di questi non pochi la tengono ferma in garage, perché mancano i soldi per la benzina o perché il veicolo è sottoposto a fermo giudiziario. Ovviamente rinunciano alla tv a pagamento, ma non al telefono cellulare: il 96 per cento ne ha almeno uno. La telefonia mobile sembra il vero buco nero delle persone in difficoltà: il 40 per cento contiene le spese mensili entro i 10 euro, ma il 45 per cento spende fino a 50 euro al mese o anche di più. «Questo sembra indicare che più della metà degli individui, pur essendo in una situazione economicamente difficile, non riesce a controllare in maniera efficace una parte dei propri consumi», spiegano i ricercatori. Si sommano una moltitudine di ricariche da due o cinque euro, fino a perdere la percezione della spesa. E così accade per gratta&vinci, biglietti della lotteria, sigarette: i poveri fumano molto di più della media. Ma spendono molto meno per mangiare.
Le spese mensili dichiarate per il fabbisogno alimentare della famiglia e la gestione della casa raramente superano i 400 euro: due persone su tre spendono tra i 100 e i 400 euro. E solo un quarto non è costretto a chiedere un prestito o un finanziamento a rate per acquistare un elettrodomestico. Dietro la richiesta di un finanziamento, però, spesso si nascondono motivazioni ben più dure: la necessità di fronteggiare spese correnti, come l’acquisto di mobili e spese di natura medica. Il segno, l’ennesimo, di una città che vede la tenuta sociale messa a dura prova.





