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Sandro Plano: …Caro Giachino ecco perché il Tav è inutile.

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Caro Sottosegretario ai Trasporti Giachino, nella tua lettera su Repubblica fai riferimento alla nuova linea ferroviaria come motore per lo sviluppo della nostra decrepita economia. Mi spiace che un autorevole esponente del Governo, come sei tu, non si ponga qualche interrogativo sulle ragioni di questa imponente crisi finanziaria e sulla necessità di rimedi strutturali. Nonostante le dure lezioni che ci arrivano dai mercati è ancora radicata la convinzione che basti tagliare sulle spese dei Comuni, aumentare l’Iva, o tassare i patrimoni per rilanciare l’Italia. Caro Mino, bisogna far molto di più, non si devono solo cambiare le aliquote dell’Irpef (doloroso), si deve cambiare stile di vita (dolorosissimo).
Il Presidente del Consiglio Berlusconi era sceso in campo con un progetto di politica economica probabilmente ispirato dalle tesi di Milton Friedman e di Arthur Laffer sull’autosufficienza economica dell’individuo dallo Stato assistenzialista, sul libero mercato, sui tagli alla spesa pubblica e sulla riduzione dell’imposizione fiscale: ovvero il cosiddetto “edonismo reaganiano” in salsa Italy.
Ma i suoi Governi sono stati troppo caratterizzati da politici da Prima Repubblica per riuscire fare qualsiasi vera riforma di tipo liberale. Allora in questi anni è ripiegato sulla politica economica cara a John Maynard Keynes basata sulla tesi che: in uno stato di sotto-occupazione e capacità produttiva inutilizzata, sarebbe possibile incrementare l’occupazione e il reddito con un aumento della spesa per consumi o con investimenti.
Su queste basi abbraccia l’illusione che il Ponte di Messina o il Tav possano di per sé far produrre più automobili, far diminuire i prezzi dei prodotti agricoli o delle settimane di vacanza. I Cinesi invadono i mercati con merci che impiegano settimane di nave, di treni sgangherati, di camion e forse anche di risciò. Non è importante il mezzo di trasporto, conta il prezzo! E questo è determinato dalle materie prime e dal costo del lavoro. Se vogliamo essere concorrenziali, visto che non è accettabile un adeguamento a salari e orari di lavoro abituali in Asia, forse dovremmo investire per diminuire il carico fiscale delle Imprese piuttosto che spendere soldi pubblici per una ferrovia destinata a un traffico merci che non c’è più e a tre treni passeggeri tra Torino e Lione (ore 8:11 – 12:40 – 17:35). Poi qualcuno dovrebbe spiegare da dove si prendono il soldi per queste opere se non si vogliono mettere le mani nelle tasche degli Italiani, altra pia illusione.
E se proprio dobbiamo spendere per infrastrutture, ritorniamo ai soliti discorsi sul trasporto pubblico locale, sulla tangenziale di Torino intasata, sulla metropolitana con una sola linea, sull’edilizia scolastica, sugli argini dei fiumi e dei torrenti, sui mille piccoli lavori che possono essere affidati alle imprese locali, sulla totale assenza di finanziamenti per risolvere questi problemi.
Concludo ribadendo ancora che i soldi pubblici si spendono: se servono, dove servono, quando servono.

Sandro Plano

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